"Il Web ha acceso le rivoluzioni arabe"

"Il Web ha acceso le rivoluzioni arabe ed anche mia nonna ha imparato ad usarlo" ha detto Slim Amamou, il blogger tunisino perseguitato dal regime dell'ex presidente Ben Ali ospite dello Internet Governance Forum 2011 che si conclude oggi a Trento. Il giovane attivista tunisino, che è anche stato Sottosegretario alla gioventù nel Governo di transizione dopo la fuga del dittatore, ha affermato che “è stato a grazie a Internet e ai social media: Twitter, Facebook, i blog, che la rivoluzione è stata possibile in Tunisia. I media erano censurati dal regime e nessuno parlava di cosa stava succedendo". Secondo Slim è stato possibile denunciare i primi casi di violazione dei diritti umani e sensibilizzare solo grazie al primo tam tam di internet e poi al passaparola, perché comunque in Tunisia solo il 30% della popolazione ha accesso al Web. La censura, che secondo gli osservatori internazionali in Tunisia colpiva il web tanto quanto in Cina, è stata aggirata dai giovani blogger grazie all'utilizzo di proxy sempre nuovi e grazie alla collaborazione di simpatizzanti e sostenitori delle rivolte arabe in tutto il mondo. "Abbiamo dato notizie che nemmeno AlJazeera è riuscita a dare", rivendica orgoglioso Slim. Ecco perché internet fa paura ai regimi: la massima diffusione dell'accesso al web rappresenta il miglior antidoto per qualsiasi forma di repressione e censura perché permette la conoscenza diretta degli eventi, permette la libera formazione dell'opinione pubblica, il consolidarsi dei movimenti democratici  e della solidarietà internazionale.
(foto: hasan.almustafa @flickr.com)

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